Agrigento non solo valle dei templi. L’offerta turistica del territorio agrigentino si è arricchita di un nuovo sito di notevole interesse storico e culturale. Sono stati completati infatti i i lavori, in sottosuolo, per la riqualificazione della miniera di zolfo “Cozzo Disi”, destinata diventare, all’istituendo Parco Regionale Minerario, una delle tappe principali dell’itinerario museale della cosiddetta “Età dello Zolfo”. Attraverso i lavori, che hanno impegnato un finanziamento di circa 1.150.000 euro è stata ripristinata la funzionalità dell’impianto estrattivo, dei quadri elettrici, delle gabbie che scendono nei pozzi, delle funi e di tutte le macchine ferme ed abbandonate da più di 18 anni e quindi dall’epoca in cui la miniera è stata chiusa (1981).
Tutto questo, grazie alle istituzioni che hanno finanziato i lavori ed all’impegno dell’Assessorato alla Presidenza; grazie alla qualificata collaborazione offerta dal Distretto Minerario di Caltanissetta, dal Comune di Casteltermini e dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento; grazie alla manodopera specializzata impiegata ed all’esperienza dei fratelli Sebastiano e Santino Infantino, che hanno seguito con passione i lavori di recupero di una miniera dove hanno intensamente lavorato da giovani; ma, soprattutto, grazie alla professionalità dell’Ufficio di Direzione dei lavori, composto dai funzionari del Distretto Minerario di Caltanissetta Salvatore Presti (direttore dei lavori), Salvatore Terranova e Vincenzo Lipani e dal funzionario del Genio Civile Angelo Cimino (direttori operativi), con la consulenza dell’Ing. Antonio D’Aquila, responsabile per la sicurezza .
In sintesi, prosegue La Mendola. siamo riusciti a ripristinare il ciclo produttivo di uno dei più efficienti siti minerari, nel panorama nazionale. Abbiamo ripristinato alcuni armamenti lignei delle gallerie “Canalotto” e “Flottazione”, che erano fortemente degradati, ed è stata collocata una pompa centrifuga al settimo livello sotto la superficie di campagna, al fine di edurre le acque sotterranee, che saranno scaricate in esterno, evitando la progressiva sommersione delle discenderie a causa dell’innalzamento del livello delle acque sotterranee, specie dopo le piogge invernali; tutto ciò scongiurando dunque il danneggiamento delle opere di riqualificazione già realizzate in sottosuolo sino ad oggi. In particolare, i lavori hanno interessato sei livelli sotto la superficie di campagna, sino alla profondità di 287 metri; quota raggiungibile, non solo attraverso le ripristinate discenderie, ma anche attraverso il pozzo principale, profondo complessivamente 410 metri.
La Miniera sarà, in seno all’istituendo Parco Regionale Minerario, una delle tappe principali dell’itinerario museale della cosiddetta “Età dello Zolfo”.
Ciò perché è l’unica miniera dismessa del panorama nazionale, in cui il visitatore potrà scendere sei livelli sotto il piano di campagna ed apprezzare il ripristinato antico ciclo produttivo per l’estrazione dello zolfo, i cui cristalli sono tra i più ricercati a livello mondiale. Infatti, la miniera è già meta di una serie di atenei nazionali per la stesura di tesi di laurea in Archeologia Industriale. Il sito dista appena un chilometro dalla SS.189 Agrigento-Palermo ed appena 200 metri dalla stazione ferroviaria di Campofranco, per cui è facilmente raggiungibile, sia su strada gommata che su ferrovia, dai turisti in transito da Palermo e diretti alla Valle dei Templi di Agrigento.
Nel 2010, partiranno i lavori per la riqualificazione degli ambienti “sopra suolo” della miniera, attraverso i quali, i locali che ospitavano gli Uffici, la mensa, le sale macchine e le officine, saranno trasformati in locali a supporto dell’uso museale del sito minerario che, presto, costituirà un importante polo turistico dell’entroterra agrigentino.





spesso accadevano, per varie cause, va incluso l’abbandono del lavoro dei campi per lavorare in miniera, perchè più remunerativo, va incluso il tipo di vita che conduceva fuori dalla miniera questa nuova categoria di operai, quali furono i minatori. Bisogna poi considerare che per ben due secoli questo lavoro in miniera e l’esportazione caratterizzarono la storia della Sicilia. Far rivivere, quindi, questi aspetti mediante il recupero di queste strutture per poterli offrire alla moltitudine di persone interessate alla conoscenza di quel singolare periodo storico- sociale ed economico è stato e sarà un progetto di grande acume intellettivo, che potrà offrire anche un grande ritorno in termini economici, per l’enorme flusso di visitatori che attrarrà. Ma quando saranno fruibili al pubblico o già lo sono? Le Autorità sarebbe giusto che ne dessero cognizione.