Maxi inchiesta su Girgenti Acque, no al dissequestro dei documenti



Il tribunale del riesame ha rigettato il ricorso della difesa dell’imprenditore Marco Campione che chiedeva la restituzione della documentazione sequestrata nell’ambito dell’indagine che ipotizza l’esistenza di una rete affaristica che pilotava le assunzioni nella società e coinvolgeva – sostiene l’accusa – esponenti della politica, dell’imprenditoria, delle professioni oltre che forze dell’ordine e stampa. I giudici della seconda sezione penale, presieduta da Luisa Turco, scrive il giornale di Sicilia in edicola oggi, hanno depositato l’ordinanza, a distanza di una settimana dall’udienza durante la quale il suo difensore, l’avvocato Lillo Fiorello, aveva chiesto il dissequestro della documentazione che è stata prelevata l’11 e il 12 gennaio nella sede di Girgenti Acque e Hydortecne, società che per conto della prima si occupa di forniture idriche. Il pubblico ministero Salvatore Vella, che ha condotto l’i inchiesta – coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio – i nsieme alle colleghe Alessandra Russo e Paola Vetro, si era opposto alla revoca del sequestro preventivo e i giudici della seconda sezione penale ieri hanno sciolto la riserva. Nell’inchiesta, che ipotizza a carico di settantadue persone i reati di associazione a delinquere, corruzione, truffa, ricettazione e false comunicazioni sociali, è coinvolto persino il prefetto Nicola Diomede, di fatto rimosso dal consiglio dei ministri all’indomani della notizia della notifica della richiesta di proroga delle indagini, con l’accusa di avere bloccato un’interdittiva antimafia al gruppo Campione. Il pm Salvatore Vella, in occasione dell’udienza al riesame, ha depositato una informativa della Guardia di Finanza che relaziona su presunti illeciti nei bilanci della società.

Ultima modifica: 8 febbraio 2018