In margine alla marcia di “indignazione e solidarietà per il colle di Agrigento”



-di Diego Acquisto

Da osservare anzitutto che Agrigento città, stavolta come altre volte per particolari importanti problemi, come per esempio quando si è trattato dell’ospedale,  si è mossa davvero, ed unitamente a rappresentanze di tanti  altri  Comuni della provincia ha partecipato sentitamente alla marcia.

Una vera e propria marea di gente ha seguito in silenzio e compostamente il lungo percorso che si è concluso davanti alla facciata centrale della Cattedrale, davanti al Seminario in piazza don Minzoni.

Una massiccia partecipazione che ha superato ogni previsione e che ha fatto dire all’arcivescovo Montenegro alla conclusione che ogni  discorso era davvero superfluo, concludendo perciò con la preghiera “dinnanzi al tempio che san Gerlando (vescovo dal 1088 al 1100) costruì come Chiesa Madre della nostra Diocesi”.

Una marcia davvero silenziosa per richiamare al proprio dovere  chi è stato democraticamente scelto del popolo per curare il bene comune e  con alto senso del dovere e  responsabilità  porre finalmente in atto azioni  veramente risolutive,  finalizzate anzitutto  alla pubblica incolumità. Perché sempre al centro, prima delle cose,  bisogna mettere la persona, le persone,  le famiglie.

Ecco il verso senso  della questione a cui è finalizzata la salvaguardia del colle, dove insiste il centro storico di Agrigento, all’interno del quale vi è poi un monumento di eccezionale rilevanza storica, architettonica ed ecclesiale come la  Cattedrale costruita da S. Gerlando oltre 900 anni fa.

Una marcia che  – si spera – possa produrre i suoi frutti concreti , dopo oltre sei anni di tante  parole e  promesse. Uscendo da un polverone che si stava diffondendo, le cose adesso sono più chiare per tutti, in quanto  l’attenzione deve essere unicamente rivolta alla stabilità del colle.

La messa in sicurezza da un possibile crollo della Cattedrale, avverrà con un appalto che l’Urega presto avvierà, essendo già in fase di aggiudicazione, con interventi per ingabbiare  il sacro edificio,  con catene di acciaio dalle fondamenta fino al tetto.

Contestualmente avrebbero dovuto partire anche i lavori per la stabilizzazione del colle. Ma su questo fronte nulla;  proprio nulla   è stato fatto, con la conseguenza che è proprio di queste ore la presa di posizione del  sindaco Firetto.

Il quale denunciando le  assurdità incredibili dell’ter burocratico regionale,  ha dato mandato ai legali del Comune di valutare eventuali omissioni di atti d’ufficio; e  dice  testualmente che .“La misura è colma. Oltre sette anni di inutili rimpalli e almeno due anni d’inconcepibile ritardo nell’avvio della progettazione. Se si fosse agito in tempo, oggi non ci sarebbe il pericolo per l’incolumità delle persone e non ci sarebbe la conta degli ulteriori danni ad un bene d’eccezionale valore“.

Bisogna  insomma correre ai ripari ! anche a noi,  qualcuno  durante la marcia ha posto la domanda come mai la Chiesa non si sia mossa prima per scuotere le coscienze.  Francamente  abbiamo avuto difficoltà a  rispondere, pensando  – abbiamo detto – che ognuno, così come per la messa in sicurezza della Cattedrale, la stessa cosa avvenisse per la sicurezza del colle. Cosa invece che non è per niente avvenuta  da parte di chi avrebbe dovuto farlo e su cui adesso il

Sindaco Firetto vuole vederci chiaro, valutando eventuali responsabilità e cercando di recuperare al massimo il tempo perduto.

Intanto, subito dopo  conclusa  la marcia, don Carmelo Petrone, direttore del settimanale “L’Amico del popolo” e  dell’Ufficio Comunicazioni della Curia,  ha pubblicato un editoriale dal titolo “Giù gli artigli dalla marcia!”, in cui denuncia che già la scorsa settimana “volteggiavano sciacalli pronti ad azzannare il “cadavere” da brandire in occasione della campagna elettorale agli sgoccioli”.

Ed in un altro passaggio tiene a precisare che “L’arcivescovo non organizza marce né tanto meno muove le masse a “fini elettorali” come qualche altro, vergognosamente, continua a ripetere. L’arcivescovo Francesco, da pastore, non da mercenario, fin dal suo arrivo ad Agrigento, si è posto come guida credibile, non davanti ma in mezzo al suo popolo. Anche in questa occasione le sue parole non sono che una perorazione per gli agrigentini e, in particolare, per le famiglie che abitano il Colle di Agrigento”.

Parole azzeccate per condannare in maniera inequivocabile  ogni forma di distorsione interessata dei fatti e delle intenzioni.  Così come era facilissimo cogliere stasera  nel comune sentire dei numerosissimi partecipanti che vogliono ancora guardare con fiducia, mista tuttavia – come  dice ancora don Petrone – “a  preoccupazione!”  verso  tutti quelli che devono decidere perché  finalmente  “diano davvero dimostrazione di interesse per ridare dignità ad una città che sembra la si voglia cancellare”.

Diego Acquisto

Ultima modifica: 4 novembre 2017