Lodato in aula: non volevo uccidere Vinci, volevo solo spaventarlo



CANICATTI’. E’ iniziato il processo nei confronti di Daniele Lodato, 34 anni di Canicattì, imputato per l’omicidio del ventiduenne Marco Vinci, ucciso a coltellate lo scorso 17 giugno davanti a un pub di piazza Dante di fronte alla chiesa di San Domenico.

Lodato  al processo, in corso con rito abbreviato davanti al Giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato ha risposto alle domande del giudice, del pubblico ministero Alessandra Russo, dell’avvocato di parte civile Santo Lucia e del suo difensore Angela Porcello.

“Quella sera non ero drogato – ha detto – avevo solo bevuto come tutti ed ero stato pestato. Non sono tornato al pub per vendicarmi ma perchè volevo accompagnare a casa un amico che era ubriaco”. “Nell’immediatezza – ha aggiunto – ho detto che ero drogato e ubriaco ma non è vero. Non ho assunto cocaina, sono stato aggredito da sei persone e c’è stata una colluttazione ma non è vero che sono andato appositamente a prendere l’auto dove c’era il coltello. E’ stata una casualità, sono tornato per accompagnare a casa un amico e nell’auto c’era un coltello. Io ho aperto il cofano perchè cercavo un cric dell’auto da brandire per spaventarlo”.

Con queste precisazioni, che hanno spinto la pubblica accusa a chiedere una trasmissione degli atti al proprio ufficio per l’accusa di “false informazioni al pubblico ministero” con riferimento all’audizione fatta nell’immediatezza, Lodato in sostanza nega di avere premeditato l’omicidio. Si torna in aula l’11 maggio per la requisitoria del Pubblico ministero, Alessandra Russo.

Ultima modifica: 23 aprile 2018

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