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Il forte gesto di Don Franco fa discutere ancora

gennaio 27, 2010 by Redazione  
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Non si placano le polemiche, all’indomani dei funerali che Don Franco ha avuto il coraggio di non voler celebrare. Durante l’incontro tra i sindaci dell’agrigentino, avvenuto oggi a Favara, parole dure sono state pronunciate dal primo cittadino , Domenico Russello, nei suoi confronti. “Il crollo della palazzina – ha detto il sindaco di Favara – non è certamente dipeso dalle mie responsabilità. Non era affatto un evento franoso annunciato e le parole dell’arcivescovo non hanno fatto altro che alimentare le polemiche”.

Il pastore della Chiesa agrigentina dal canto suo, ha deciso di attuare la promessa fatta il giorno dopo la tragedia che colpì Messina e che causò moltissimi morti, quando, con chiari riferimenti al degrado del centro storico agrigentino e alla mancanza di una via di fuga, affermò che non si sarebbero potute accettare ulteriori vittime causate dalla negligenza degli amministratori. Le sue parole ebbero ampia risonanza in ambito nazionale perché lanciarono una provocazione molto forte: “ Se dovesse succedere una tragedia simile anche ad Agrigento, non celebrerò i funerali delle vittime”. Intanto, in procura, ad Agrigento, si è concluso un vertice fra i carabinieri e il pool di magistrati che sta indagando sulle cause del crollo della palazzina di via Del Carmine e sulla mancata assegnazione alle famiglie indigenti delle 56 case popolari di contrada Piana dei Peri.

Al momento non ci saranno iscritti nel registro degli indagati – trapela dagli ambienti giudiziari – perchè si dovrà risalire indietro nel tempo e stabilire chi eventualmente avesse la responsabilità della sicurezza pubblica di Favara e dell’assegnazione degli alloggi. Le 19 persone sfollate, 7 famiglie complessivamente, continuano ad essere alloggiate fra parenti ed amici. Soltanto sei persone sono ospiti dell’istituto delle suore Boccone del Povero. “Aspettiamo una sistemazione. Per ora siamo ospiti delle suore, al Boccone del povero. Ci hanno detto che ci devono dare qualcosa di meglio – dice Andrea Vincenzo Crapa, sgomberato con la sua famiglia composta da cinque persone – Aspettiamo con ansia anche perchè non possiamo certo rimanere qui in eterno. Questa sistemazione provvisoria non può diventare definitiva. Abbiamo bisogno di una casa per ricominciare a vivere, la mia sorellina più piccola di cinque anni non fa altro che piangere. Non riesce ad accettare di trovarsi qui, senza più una casa”.

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