Il Corano a scuola: le ragioni del dialogo e della integrazione
La proposta di introdurre un’ora di religione musulmana facoltativa e alternativa a quella cattolica, proposta che porta la firma di Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico vicino al presidente della Camera Fini, ha acceso da giorni il dibattito politico spaccando in due l’opinione pubblica e spostando momentaneamente il focus di discussione dalle escort e dai calzini dei magistrati, alla scuola che meriterebbe in realtà un’attenzione diversa e sicuramente più costante.
L’idea che non è assolutamente malvagia, anzi pregevole e meritevole di una maggiore attenzione anche da parte dei pedagogisti, degli educatori e del legislatore, è quella di far sì che la scuola pubblica che si ispira alla Costituzione sia luogo non solo di “tolleranza” ma soprattutto di integrazione e di autentico dialogo tra culture e religioni diverse.
A sorprendere è la provenienza della proposta direttamente da Asolo durante il confronto tra le Fondazioni ‘FareFuturo’ e ‘Italiani Europei’ capitanate da Gianfranco Fini e Massimo D’Alema per bocca di un “finiano” doc qual è Urso che, oltre ad essere viceministro, è anche sociologo.
Il primo ad esprimersi favorevolmente è stato Massimo D’Alema che parla di un “diritto da garantire”, contraria ovviamente la Lega che asserisce si tratti solo di una “provocazione per mettere zizzania”, mentre una cauta apertura viene da parte del Vaticano.
Il cardinale Renato Raffaele Martino, sottolinea che si tratterebbe di un meccanismo che permetterebbe di evitare che i giovani di religione islamica finiscano nel «radicalismo», nel fanatismo e nella intolleranza.
Il rischio è che, in assenza di un’ora di Corano a scuola, i ragazzi di religione musulmana scelgano una scuola confessionale col pericolo di influenze radicali.
“Se c’è questo pericolo e se l’ora di religione musulmana è inserita in un sistema con tutti i controlli necessari – spiega – penso sia meglio che non andare a finire nel radicalismo”, come a dire tra i due mali è meglio il minore.
Il dibattito è comunque, a mio parere, strumentalizzato ad hoc da persone sicuramente autorevoli ma che non conoscono la scuola “dal di dentro”, che non sono a conoscenza della complessità della gestione dell’organizzazione scolastica.
Chi, come me, vive la scuola ogni giorno da venti anni sa che non è facile garantire sempre tutto a tutti e che occorrono delle regole chiare, dei criteri ben determinati, dal sistema di reclutamento dei docenti alla formazione in campo degli insegnanti già in servizio.
È triste dirlo ma l’intolleranza e il pregiudizio non provengono dagli alunni, soprattutto da quelli più piccoli, ma albergano nelle menti e nei comportamenti degli adulti.
foto bambina by Swallow 74 rivisitata da Sergio Galvano
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Preliminarmente a discussioni su questo tema occorrerebbe una lettura adeguata e consapevole del “sublime” Corano, un sacro libro rovente già nella copertina, da parte di tutti, politici in primis, e considerare il fatto che una spinta laicizzatrice propensa all’insegnamento dei dettami islamici si auto-annullerebbe per le istanze anti-laiche fortemente teocratiche e reazionarie che le scritture di Maometto contengono.
Mi piacerebbe in tal senso si creasse un dibattito comparativo sui due insegnamenti religiosi così apparentemente di stessa matrice ma purtroppo destinati ad un perenne conflitto sia dottrinale che sociale, accezione didattica inclusa.
Vedo con piacere, cara Direttrice, che non ha perso il gusto di scrivere e di manifestare le sue idee, frutto di lavoro sul campo e di una prepazione teorica salda e profonda.
Sappiamo bene che le minoranze vanno sempre garantite ma l’esperienza ci insegna che anche nell’ora di religione cattolica si può aprire il dialogo, anzi precisiamo che tutte le ore scolastiche, anche l’ora di italiano e di matematica, possono essere lo spunto per il confronto e l’ integrazione.
Poi quello che conta di più non è quelo che si “predica” ma l’esempio di tutti, primo tra tutti, come dice lei, quello degli adulti!
Aprezzo molto che una questione di tale attualità e portata sia, una volta tanto, affrontata dal punto di vista di chi lavora nella scuola! Se si ascoltassero più spesso i tecnici, e meno i leghisti, probabilmente assisteremmo, come in questo caso, a dei propositi più ragionati e meno impulsivi!
Anch’io penso che l’iunsegnamento dell’Islam possa essere un buon deterrente all’integrazione, ed un avvicinamento di noi italiani verso l’altro. Creo che la questione possa reputarsi, non di meno, assai proficua sul piano formativo, contribuendo a dare alle nostre scuole una struttura aperta ed interculturale!
Parliamone…
Molto interessante e da condividere! Molti non sanno che il corano(basta leggere solo la prefazione)manda en enorme messaggio di PACE e di NON VIOLENZA!
Al contrario di ciò che tanti pensano ,ossia che il terrorismo islamico
nasca dall’interpretazione dello stesso!
Complimenti Direttrice ed amica Daniela!
Forse stiamo mettendo troppo in discussione le nostre abitudini e tradizioni . All’estero nemmeno si preoccupano di queste cose e in Italia amiamo complicarci la vita perchè siamo insicuri
Sperando di trovare spazio per una discussione sul tema mi spiace contraddire chi parla di religione di pace perchè purtroppo così non è…non esiste islam moderato e tolleranza, e la prova l’abbiamo da secoli e in molte sure ci sono esplicite richieste di gabbare l’infedele oltre che norme bizzarre incompatibili con il senso comune europeo, vedere la legge talik (ossia il divorzio immediato ripetendo al tramonto davanti una giudice di sharia ripetendo 3 volte talik); citerei pure il diritto islamico della menzogna verso l’infedele e lo spirito jihadista che non è per nulla blando.
Le radici cristiane mi danno la possibilità di esprimermi adesso in una società senza reticenze morali ed integraliste, l’ora di islam, ossia sessanta minuti di dottrina di sottomissione con sfaccettature connaturatamente fanatiche pensate possano conciliarsi? Ho seri dubbi purtroppo.
Sig. Mauro Indelicato – Forse perché voglimo prevenire quello che è successo nelle banlieues francesi, precisamente parigine?
Cara Direttrice, noi nella nostra scuola lei lo sa meglio di me abbiamo il problema contrario, ossia una forte tradizione catechetica, quindi dobbiamo sforzarci al massimo per garantire la laicità ed è quello che facciamo nel rispetto di tutti.
Aggiorniamoci….vediamo come andrà a finire…oppure, cosa molto probabile, è stata solo una provocazione!
Meglio il Corano seguito e controllato a scuola che il radicalismo o il fondamentalismo sommerso.
Questa è la mia opinione.
In effetti l’ora di religione dovrebbe consentire la lettura comparata di tutti i testi sacri, Bibbia, Corano, poi ognuno si fa la sua idea!
L’intervento di Daniela mi pare equilibrato e propositivo. Il diritto all’istruzione religiosa per i musulmani, nelle nostre scuole, potrebbe essere di stimolo al rispetto ed alla tolleranza tra le grandi Religioni e sottrarrebbe tanti giovani ad indottrinamenti estremistici e fanatici. Del resto niente verrebbe sottratto alla nostra cultura religiosa cristiana, anzi il confronto talvolta stimola e ravviva i valori.
La sura della vacca non so se sarà omessa dalla lettura coranica nelle presumibile madrasse di stato…in quel momento cosa differenzierà un insegnamento clandestino deviato da uno approvato legalmente?
Il pacifismo viene citato per sentito dire, se qualcuno ne è convinto chieda pure le sure del Corano che (non) ne parlano.
Per inciso la sura della vacca ha ispirato l’attentato del libico contro la caserma di Milano.
Complimenti Daniela! Davvero interessante! Hai centrato un argomento di attualità che spinge a riflessioni e apre un vero e proprio dibattito.
Tengo a precisare che il problema, molto delicato e complesso, riguarderebbe anche i già martoriati organici dei docenti.
Le altre religioni presenti in Italia, Paese cattolico per tradizioni e cultura, dai Testimoni di Geova agli Induisti, avrebbero quindi, per un principio di uguaglianza, tutte diritto alla loro ora di religione?
Sottolineo che la religione cattolica si studia nelle scuole perché parte integrante della nostra storia e della nostra cultura ed i principi del cattolicesimo costituiscono “patrimonio storico del popolo italiano” (Art. 9 del Concordato del 1984 firmato da Bettino Craxi e dal Cardinale Agostino Casaroli).
Personalmente penso che sia compito della scuola educare alla tolleranza, al dialogo e alla diversità intesa come valore in maniera trasversale in tutte le discipline.