I cattolici guardino al dopo elezioni

Pubblicato 21/02/2013 » 62 Visualizzazioni» Da Diego Acquisto » Opinioni

I CATTOLCI  DEVONO  GUARDARE  AL DOPO ELEZIONI

E ciò si rende necessario in considerazione del modo come è iniziata ed è stata affrontata questa campagna elettorale che ormai è proprio nella fase conclusiva. Nel dibattito in corso  alcune voci autorevoli  fanno un’analisi impietosa ed obiettiva. Una di queste voci è senza dubbio quella dell’Osservatorio socio-politico della diocesi di Trieste. Una diocesi questa,  retta dall’arcivescovo Gianpaolo Crepaldi, figura molto nota in Italia, essendo stato per molti anni direttore dell’Ufficio Nazionale  per i problemi sociali ed il lavoro della CEI.

La valutazione complessiva dell’attuale situazione italiana che emerge è  che “davanti all’impegno civico, morale ed anche religioso del voto elettorale alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 molti cattolici provano sentimenti di confusione e di sconforto”. Non solo. Si  constata che mai come in queste elezioni l’elettore cattolico, desideroso di applicare gli insegnamenti della Chiesa, si è trovato smarrito davanti ad un quadro politico che non lo soddisfa e nel quale, purtroppo, rischiano pure di smarrirsi i principi che egli ritiene fondamentali. Eppure la nascita del governo Monti poteva essere il momento giusto per iniziare un’opera di chiarimento dottrinale e di riorganizzazione pratica dentro il mondo cattolico. A questo erano finalizzati i vari incontri di Todi.

Dove però,  dopo un inizio promettente, la tensione ideale,  per l’incalzare dei problemi e il veloce approssimarsi  delle elezioni, si è notevolmente allentata, al punto che i cosiddetti principi non negoziabili non sono stati assunti come “principi” ma come “valori” e collocati, quindi, in un paniere allo stesso titolo di altri valori da perseguire politicamente.

Perciò si fa notare che essi hanno perduto gradualmente  la loro capacità di illuminare l’intero progetto politico, proposto dall’area di cultura che si rifà alla Dottrina Sociale della Chiesa. E  soprattutto, “il valore discriminante tra un impegno politico che si potesse chiamare cattolico e uno no”. Insomma, i principi si sono  ridotti a valori che potevano esserci o anche non esserci e che potevano essere combinati o scambiati con altri valori. Da qui la confusione e l’arbitraria interpretazione di alcuni protagonisti, con i comportamenti “sorprendenti” di certi cattolici che hanno svenduto i “principi non negoziabili” in cambio di qualche poltrona.

Una constatazione-accusa questa, dell’arcivescovo di Trieste, che sicuramente farà discutere,  per riprendere lo spirito originario di Todi, rapportato a quello che sarà l’esito dell’ormai imminente consultazione popolare.

E che le cose siano andate in questo modo, ci sembra confermato dalle dichiarazioni delle più altre gerarchie ecclesiastiche, con quella che gli osservatori hanno chiamato “ritrovata intesa tra Segreteria di Stato e Conferenza episcopale”. Che sul voto italiano hanno voluto ammonire all’unisono col dire, che “la Chiesa non si schiera“, con nessun Partito e con nessuna coalizione, “Il suo schieramento è quello dei principi e dei valori fondamentali“,  specificando tuttavia che   “i temi etici sono al fondamento di tutti gli altri problemi”.

 

Diego ACQUISTO

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