F come Firenze o Favara



F come Firenze o Favara

Di Diego Acquisto – Il richiamo sicuramente singolare  tra le due città geograficamente distanti, fa riferimento alla persona che ha organizzato  un importante evento culturale, che si è svolto qualche giorno fa e che  si aggiunge agli altri  del recente passato.

 L’evento di cui parliamo si è svolto appena qualche giorno fa  nella capitale toscana ad  opera di un cittadino favarese doc,  sacerdote agrigentino prestato alla diocesi di Firenze, don Vincenzo Arnone, che opera come parroco a Montebonello, Comune di Pontassieve,  figura ormai nota nel panorama letterario italiano, per le sue numerose pubblicazioni.

Don Vincenzo Arnone ha  appena concluso,  all’ombra del campanile di Giotto e della Cupola di Brunelleschi, nel Palazzo della Misericordia,  il quinto Convegno di scrittori di ispirazione cristiana, promosso dalla diocesi di Firenze, sull’importante tema “Quando l’arte e la letteratura incrociano la  Misericordia”.

Un Convegno quest’ultimo, inserito nel filone delle tante altre iniziative precedenti, sempre organizzate ed attuate per impulso di don Vincenzo, per ribadire che la cultura di ispirazione cristiana,  andando oltre quello che in genere caratterizza la letteratura odierna laica,  spesso appiattita su posizioni moralistico- spiritualiste,  preferisce invece vedere  la vita così come è,  e non come dovrebbe essere. La discriminante tra letteratura laica e cristiana  sta solo  nella valutazione  di un fatto storico, certamente non secondario, che l’intellettuale  di ispirazione cristiana pone alla base di tutto, dato che in una data precisa ed in un luogo ben determinato, c’è stata   sulla scena della storia la presenza di  un protagonista eccezionale, l’uomo-Dio chiamato Gesù.

I lavori del quinto Convegno, che si è svolto nella giornata di venerdì scorso 14 ottobre, sono iniziati con il saluto dell’arcivescovo-metropolita di Firenze, S.E. il Card. Giuseppe Betori, del provveditore  dell’Arciconfraternita della Misericordia fiorentina Andrea Ceccherini, e la presentazione del tema da parte di don Vincenzo Arnone, che dallo scranno più alto ha poi sempre seguito e moderati i vari interventi. A partire del prof. Giuseppe Langella, ordinario di letteratura italiana moderna e contemporanea  all’Università Cattolica  del Sacro Cuore di Milano, al dott. Antono Natali direttore  dal 2006 al 2015 della Galleria degli Uffizi di Firenze, a Massimo Corsinovi, poeta e saggista, alla giornalista Paola Severini, ad Anna Pia Viola, docente della facoltà teologica di Sicilia-Palermo, ad Angelo Pellegrini, docente  della facoltà teologica dell’Italia centrale-Firenze, allo stesso don Vincenzo Arnone, che a conclusione, ha trattato  sul tema “Miseria e misericordia nei romanzi di Shin Kyung-Sook, Sylvie Germain e di David Grossman”.

Insomma il tema “Quando l’arte e la letteratura incrociano la misericordia”, in questo Anno Santo straordinario voluto da Papa Francesco su un valore così essenziale della fede cristiana,  è stato davvero trattato e sviscerato da tanti  punti di vista, con palpabile soddisfazione del qualificato pubblico.

Impossibile sintetizzare la ricchezza dei messaggi e delle osservazioni, partendo dalla visione che la letteratura è la carta costituzionale dei valori umani di un popolo, con la funzione di crescita e maturazione che esercita, “lectore delectando, pariterque monendo….castigando mores”, cioè mentre diletta la letteratura ammonisce, corregge i costumi e  quindi forma e plasma le coscienze.

Non è forse opera di misericordia dare luce  a quanti tendono a richiudersi nel loro egoismo consumistico, magari paludato di falso perbenismo mistico, che dimentica il severo monito evangelico di Mt. 21,31: “…i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Un’ammonizione  di Gesù introdotta dalla formula ufficiale: “In verità io vi dico”, che sottolinea l’importanza di quanto segue. L’affermazione  di Gesù è molto dura: i capi dei sacerdoti e gli anziani sono giudicati meno degni dei pubblicani e delle prostitute.

E nel panorama letterario colpisce l’uditorio il raffronto tra Verga e Manzoni. Nello scrittore siciliano i pescatori di Acitrezza, con l’ideale dell’ostrica,  vivono una  solitudine disperata che  prende il posto della misericordia, mentre nei personaggi manzoniani, anche l’esperienza del male trasporta  “in più spirabil aere”, perché “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande” (Promessi Sposi, VIII).

Diego Acquisto

Ultima modifica: 18 aprile 2017