Il dono di Natale- Eva Di Betta



I suoi occhi, lucidi, vigili, due bracieri nell’oscurità, si muovono frenetici. Docili e tristi. E le labbra si schiudono ritmate, la lingua tiepida, quasi prosciugata scorre veloce, simile a canne dondolate dal vento, avanti e indietro, per restare rosa,per non intorpidirsi. A quel gelo, impalpabile, denso, netto. I cartoni esili e consunti sono troppo sottili, strofinano sulla sua pelle ruvidi, rigidi, anneriti dal tempo, stridente antitesi col suo cuore. Sono l’unico nido di un’anima errante. La coperta, troppo corta, rattoppata in laccio primordiale, lascia nudi i piedi. Gli stivali lerci, usurati, con un buco mediano. Un occhio acceso e fitto attraverso cui s’osserva il mondo. Un oblò d’indifferenza freneticamente s’addensa per le strade. Ed ancora avanti e indietro. Questa volta sono tanti gli sguardi,svelti e lucidi anch’essi. E’ la notte di Natale. Di corsa, la scelta d’un ultimo addobbo ,un dono ancora da acquistare,un pacchetto da adagiare sotto l’albero gonfio di luci e colori. Ingannevole culla d’appannato, fuggevole amore. Lo sguardo fugace, veloce non si posa che per un istante su di lui che muto osserva quest’altalena umana. Che avanza dipinta d’indifferenza. Avanti e indietro ancora una volta. Quel gelo tagliente,compatto, non arriva al cuore. E se pure le membra sembrano irrigidirsi, anestetizzate dalla terra, ormai ghiacciate, quasi immobili, l’anima s’infiamma quando due mani si protendono dolci e timide sul quel fazzoletto di marciapiede. Quel nudo, rigido asfalto perde il proprio grigiore e per incanto appare lucente d’ebano tinto,imbandito d’ogni carezza al palato. Socchiudendo gli occhi dalle fessure s’osserva soffice giaciglio per le membra ossute,graffiate dal rigore del tempo. Caldo,deciso soffio su quel petto,un tepore, un bagliore d’amore stringendo le mani alle mani. S’impreziosisce l’animo donando un sorriso a chi quel sorriso ha smarrito. Tendere la mano, dono immenso al cuore. Eva Di Betta

Ultima modifica: 15 dicembre 2017