Diaz, il film che fa cronaca

di Domenico Vecchio

Avete presente The Passion of the Christ di Mel Gibson ? Pensavate che fosse il film più violento degli ultimi vent’anni? Beh, vi sbagliavate perchè Diaz è sopra tutti. Il film di Daniele Vicari, in questi giorni in visione anche nelle sale di Agrigento, ci catapulta nel vortice delle violenze avvenute durante il G8 di Genova del 2001. Non è una visone documentaristica, ma un’esperienza memorabile, che mette a crudo l’escalation di episodi criminali, provenienti da diverse fazioni, che restano una delle pagine più nere delle storia del nostro paese.

 

Il film, che ha trovato apprezzamenti nella critica, diviene così occasione non polemica per far entrare i fatti di Genova nella memoria collettiva del Paese. Applaudito a Berlino, acclamato dalla stampa, Diaz, che fa fede ai verbali processuali a tratti documentati con video amatoriale dell’epoca, non tralasciando nessun dettaglio, si rifà alle storie con destini intrecciati dei diversi protagonisti della “tre giorni infernale” del capoluogo ligure:

Luca, giornalista di un giornale di Bologna di centro destra; Alma, un’anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri e ora, insieme a Marco (organizzatore del Social Forum) è alla ricerca dei dispersi; Nick, un manager francese giunto a Genova per seguire il seminario dell’economista Susan George; Anselmo, un anziano militante della CGIL; Bea e Ralf, di passaggio, cercano un luogo presso cui dormire prima di ripartire; Max, vicequestore.

Tutti e molti altri si troveranno la notte del 21 luglio all’interno della scuola Diaz, dove la polizia fa irruzione facendo di tutta l’erba un fascio. Nella narrazione dei fatti, l’impressione è che il regista non si lasci mai andare ad inutili personalistiche interpretazioni, ma lasci che la storia vada avanti senza nulla mettere e nulla togliere, come se lo spettatore partecipasse come passivo testimone al susseguirsi dei racconti di cronaca.

 

Un film che a 11 anni dai fatti di Genova e a pochi giorni dalla sentenza di cassazione ha soprattutto il merito di riportare l’attenzione su episodi noti per molti ma forse poco conosciuti per altri. Tutto questo senza riaprire una polemica che ormai appare inutile ma per rendere onore a quanti, forse, non hanno mai ricevuto scuse ufficiali da parte di chi ha sbagliato ma soprattutto ancora oggi rivendicano giustizia.

Domenico Vecchio

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3 Commenti on “Diaz, il film che fa cronaca”

  • Siegheil wrote on 4 luglio, 2012, 13:42

    Sbagliarono tutti, un movimento fu incapace di autolimitarsi, ed ancora oggi sappiamo che prodotti ne derivano durante altre proteste, l’elemento corrosivo dell’alternativo legato alle droghe leggere e pesanti ed alle ideologie vetero-becero comuniste, si combinò con la criminalità teppista dei cosiddetti buoni, di chi abusa del potere ed in certi contesti lo applica con violenza inutile, non solo scatenandosi nei pur giusti pestaggi di mafiosi e narcotrafficanti in carcere.
    La massima chi controlla il controllore trova la sua espressione esecutiva nel film.
    Mi chiedo però da cittadini comuni, non di parte cosa si possa provare contro chi demolisce città, i nostri valori, l’automobile posteggiata, il negozio, i raptus da borghese piccolo piccolo sarebbe comprensibile, troppa la feccia, pensate al vandalo Er Pelliccia.
    Di certo una parte della feccia fa da ladro, un’altra parte diventa guardia esasperando nei luoghi adatti quella viltà e quel miserabile senso di superiorità che un’uniforme conferisce.
    Un ritratto sul peggio dell’Italia, per il ciclo, non ci sono solo mafie e truffatori vari oltre i criminali seriali e comuni: ci siamo pure noi.
    Grazie della tutela, eccovi le radici della sfiducia.

  • Marco wrote on 4 luglio, 2012, 20:09

    Sinceramente non ho capito molto del suo commento..
    Dice e si contraddice.. Ciò che so di certo sono le sentenze della magistratura e la ricostruzione storica dei fatti, che non so se sono riportate fedelmente in questo film, visto che ancora non ho avuto il piacere di vedere.
    Lei sottovaluta quelli che erano i temi di quella splendida manifestazione mondiale.
    Uno dei tanti era quello di stare attenti ad aprire le frontiere alla Cina senza imporre dazi doganali perchè avrebbe stritolato la nostra economia e le piccole economie che non facessero parte di grandi multinazionali.
    Tema che è stato, tra l’altro, sottolineato dall’ex ministro Tremonti, non certo un amico dei no global!!
    Per quanto riguarda le violenze dei manifestanti-infiltrati vi era una incapacità della polizia ad isolarli come a Roma.
    Per quanto riguarda i poliziotti, i dirigenti della polizia e Gianfranco Fini che coordinava dalla caserma dei carabinieri tutto questo.. NON CI SONO PAROLE MA SOLO INDIGNAZIONE E FASCISMO ALLO STATO PURO!!!!

  • Siegheil wrote on 5 luglio, 2012, 3:50

    splendida manifestazione mondiale? il g8, l’anti g8? io direi guardie contro teppisti, alla fine tutti teppisti.
    certo c’erano quelli organizzati per distruggere e quelli autorizzati a distruggere quelli organizzati usando vecchi schemi repressivi, purtroppo tardivi ed inutili visto lo scempio.
    Fascismo allo stato puro non fu, direi ci sono più analogie con i regimi militari rossi.
    Taluni parlino di fascismo con rispetto per l’ordine dato ad un popolaccio raffazzonato e miserabile come il nostro poi.
    Il fascismo non avrebbe direttamente permesso quella gioiosa macchina di distruzione che fu quell’anti g8.
    Poi è facile cadere nella reazione estrema e vanamente e dolorosamente estrema, l’anti anti g8 delle crudeltà. Ma aldilà del film il pestaggio di Morneghini a Milano da parte di 2 poliziotti palermitani capite che quel clima c’è sempre e le botte covano anche adesso.
    Se ci sono i catanghesi anni 70 che ti rompono per anni perchè fai lo sbirro, un giorno ti incazzi e gliele fai pagare con gli interessi.
    Eleva all’ennesima potenza se tra agenti più o meno segreti si crea spirito di corpo con il collante della durezza violenta: Innesca l’ordigno rivoluzionario ed aspetta che buoni e cattivi facciano il resto, il loro meglio ossia il peggio umano e civile. Genova non era il centro di Roma, la Diaz non era il Mamiani in pieno periodo scolastico e purtroppo non erano tempi di Bava Beccaris, cantava Manu Chao e ci si sentiva in dovere di rompere tutto, magari sotto erbe ed lsd non ci si capiva nulla.

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