Depuratore di Agrigento, il coraggio di votare
febbraio 6, 2010 by Elio Di Bella
Filed under Politica
Sulla vicenda del depuratore del Villaggio Peruzzo qualcuno in consiglio comunale ha scelto ancora una volta di imboccare la strada dello scontro politico e dei veti incrociati, piuttosto che pensare al bene comune. Lo scontro recente tra Arnone e Calabrese non è utile a chiarire la vicenda ed ha ulteriormente confuso le cose, per evitare di far comprendere alla gente cosa cè al fondo della questione. Il fatto cioè che su questa vicenda molti non hanno il coraggio di esprimere fino in fondo la propria idea.
Già nell’ottobre del 2008 in consiglio comunale il consigliere Carmelo Picarella, presentò una mozione intesa a sollecitare la ripresa dei lavori per ampliare il depuratore e a conoscere i costi dell’operazione. Un problema da molto tempo accantonato e intorno a cui non c’era il pudore, ma piuttosto c’era la paura di prendere questa castagna tra le mani. Picarella prima e adesso Calabrese hanno deciso di riprenderlo, a seguito delle note polemiche sull’inquinamento del mare, dovuto ai fatiscenti pennelli a mare che si rompono e riversano i liquami per tutto San Leone. Si tratta infatti di decidere al più presto quale sistema di depurazione può risolvere il problema dei deflui fognanti di trentamila abitanti, specie nella stagione estiva, quando la situazione a San Leone naturalmente scoppia.
Allora i voti assolutamente contrari alla mozione di Picarella furono solo due: quelli di Arnone e di Calabrese. Il resto del consiglio comunale votò sì (dodici consiglieri) o si è astenuto (dieci consiglieri). Non si è avuta la maggioranza necessaria, ma la maggior parte del consiglio allora non si oppose totalmente alla mozione Picarella.
Quella mozione tra l’altro non è passata nel 2008 perchè un consigliere comunale del Pdl ha lasciato l’aula prima della votazione, pur avendo votato contro il tentativo di rinviare quel punto all’ordine del giorno. Un altro consigliere, che si era anche lui espresso contro il rinvio della votazione e ci si aspettava avrebbe votato quindi a favore della mozione, alla fine invece si è astenuto.
Per tre sedute allora si discusse del problema dell’inquinamento a mare e il consiglio comunale ha avuto paura in quella circostanza di decidere. Secondo Picarella gli astenuti hanno avuto paura perchè sarebbero stati intimiditi.
Due anni dopo Calabrese (che allora votò contro la mozione di Picarella) ha presentato
una delibera in cui si sostiene l’assoluta correttezza e legalità del depuratore e il pieno rispetto delle disposizioni di legge da parte di tutti i responsabili dell’opera.
Anche questa volta Arnone si è opposto sostenendo che la proposta di delibera “contiene un’ampia serie di affermazioni false in ordine all’iter dell’opera che potrebbero persino portare i consiglieri firmatari a risponderne nella Aule di Giustizia”.
Di nuovo lo spauracchio del tribunale, dunque. Per Calabrese invece è tutto a posto: “L’unica soluzione possibile è l’ampliamento di un impianto depurativo esistente perchè tutte le aree libere in quella zona sono sotto vincolo archeologico”.
Anche il funzionario responsabile avrebbe dato ampie assicurazioni sulla possibilità di superare i problemi e completare l’impianto. Secondo Arnone, invece l’impianto è in contrasto con la normativa in materia di distanze dalle case dagli uffici ed ha chiesto Arnone alla Commissione di ritirare la proposta di delibera e di riprenderla in esame alla luce della nuova relazione del dirigente Principato.
La proposta di Arnone è stata respinta ed il dibattito proseguirà in una prossima seduta. Questa volta dunque il consiglio comunale ha avuto più coraggio. Almeno sembra. E’ chiaro che in consiglio comunale su questa vicenda bisogna avere maggiore coraggio. Qualcuno proverà ancora a far sentire lo scroscio della carta bollate e il tintinnio delle manette. Dal coraggio del consiglio comunale può dipendere il bene comune. Chi questo coraggio non c’è l’ha non può forse darselo,come dice don Abbondio, ma una cosa può farla: dimettersi.
In fondo ci vuole più coraggio a stare in consiglio comunale esprimendo posizioni incerte e inconcludenti, che stare a casa. Vogliamo insomma che sul depuratore il consiglio si esprima con chiarezza.
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Vincoli archeologici?Mi vien da ridere pensando al ponte ,alle strade d’accesso a S.Leone ed alle ville costruite su aree archeologiche.L’estate scorsa ho preferito altri lidi dove poter respirare aria salmastra invece della puzza nauseabonda proveniente dal mare.La stessa cosa ho consigliato a chi mi chiedeva informazioni per venire in vacanza li’.ALtro che mandorlo in fiore! Ci vorrebbe una massiccia fornitura di deodoranti!Saluti olezzanti da Silvana.
Se tutti gli Agrigentini che abitano a S. Leone avessero adottato come me, di chiedere il rimborso della depurazione delle acque, perchè non viene effettuata a quest’ora i nostri politicanti si sarebbero mossi. In base alla sentenza della corte costituzionale la 335/2008 dove non avviene la depurazione, questa non deve essere pagata. e si può chiedere il rimborso della somma data fino alla prescrizione, che è di 10 anni.
La soluzione è semplice ed economica, molto più economica della realizzazione del depuratore “illegale” del Villaggio Peruzzo. Basta infatti costruire una centrale di pompaggio e una tubazione che dalla via Gela porti i liquami al depuratore di S. Anna che è adeguato per depurare anche i liquami di S. Leone e Villaggio Peruzzo. Ma ad Agrigento si sa le soluzioni semplici ed economiche non piacciono, si preferiscono perseguire altri interessi e non quelli della collettività che ha speso svariati miliardi per l’acquisto e l’allocazione di uffici regionali che in presenza del depuratore non si potrebbero realizzare (E Io Pago) e del contribuente e c’è qualcuno che insiste nel volere realizzare un depuratore nella zona d’espansione del fiume come se la tragedia di Giampilieri non abbia insegnato nulla. Certi voltafaccia da parte di qualcuno poi, sono strani, molto strani.
ecco cosa succede altrove per LEGAMBIENTE
“Una città come Firenze, riconosciuta da tutti come una delle capitali mondiali della cultura non ha ancora un sistema di depurazione in grado di coprire il fabbisogno richiesto – dichiara Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana -. Entro il 2014, termine del mandato dell’attuale sindaco, l’idea è di vedere completata la depurazione a Firenze nella sua area metropolitana. Si tratta di allacciare al depuratore di San Colombano gli scarichi di 120 mila abitanti fiorentini in riva sinistra dell’Arno, per poter finalmente vedere una città con gli scarichi depurati al 100%. Ad oggi, infatti, il 40% del sistema fognario cittadino scarica direttamente in Arno”.
Per Legambiente non si può più tergiversare. Quando sarà completato il depuratore di San Colombano? Quando sarà messo in esercizio? Quando tutta la parte della riva sinistra avrà le acque depurate? In base a quanto annunciato dal neo Presidente di Publiacqua Erasmo D’Angelis sarà la priorità del nuovo anno. Queste le domande che sono state avanzate stamani da Legambiente nel corso di una conferenza stampa alla presenza di Piero Baronti, presidente Legambiente Toscana, Federico Gasperini, responsabile Acque e Difesa del Suolo di Legambiente Toscana, Ermete Realacci, presidente Onorario di Legambiente, Erasmo D’Angelis, presidente Publiacqua.
“Il ritardo registrato da Firenze nella depurazione delle acque va al più presto colmato – commenta Ermete Realacci, presidente Onorario di Legambiente – Firenze è una città che deve parlare all’Italia e al mondo e la corretta gestione della risorsa idrica, dall’approvvigionamento fino allo smaltimento delle acque reflue, è una di quelle politiche che guardano al domani. Una priorità e non solo per la tutela dell’ambiente e del territorio, ma per il futuro della città e dei cittadini. La nuova giunta deve raccogliere questa sfida e riportare Firenze, su questo tema, all’altezza di una grande città occidentale”.