Demolizioni Licata: minacce per il commissario Brandara: “Ti scanniamo”



Chi tocca le case abusive di Licata (che vanno tutte demolite) muore. Almeno questo è il senso dell’ennesima pesante e volgare lettera di minaccia recapitata in Municipio a Licata e indirizzata al Commissario straordinario, Mariagrazia Brandara.
Lettera gravida di insulti, ricca di riferimenti mortali con tanto di fotografia di una bara pronta ad accogliere proprio il Commissario Brandara che, appena insediato (dopo la sfiducia al sindaco Cambiano reo di abbattere le case) ha subito chiarito che non avrebbe fermato le demolizioni e che avrebbe fatto rispettare la legge.
“Rischiati di toccare le nostre case e ti sgozziamo, ti scanniamo” ecc. ecc. questo il senso della lettera che fa riferimento anche alle residenze (per nulla note ai più) dell’ex sindaco di Naro.
Una denuncia è stata presentata stamni dal personale del Comune di Licata (Brandara oggi era fuori sede) e la Procura della Repubblica guidata da Luigi Patronaggio ha già avviato l’inchiesta.
Inchiesta avviata, qualche settimana fa, anche dalla Procura della Repubblica di Messina, al momento senza indagati, sulle minacce inviate, con una lettera, al procuratore aggiunto di Catania, Ignazio Fonzo, per la sua attività di magistrato ‘anti abusivismo’ svolta ad Agrigento e provincia con particolare riferimento a Licata.
Secondo quanto si è appreso nella Città dello Stretto, la missiva è stata ricevuta dal Pm lo scorso mese di agosto. Nella lettera si accusa Fonzo, di essere “cattivo e spregevole”, di “avere fatto piangere tante famiglie” con le demolizioni, che sarebbero servite soltanto a “fargli fare carriera in magistratura”. Infine il mittente auspica che il Padre Eterno lo ripaghi “facendo soffrire le pene dell’Inferno” a lui e alla sua famiglia.
La stessa sfiducia al sindaco Angelo Cambiano maturata qualche mese fa è stata inquadrata dagli osservatori politici e giudiziari come un atto di sfida verso la legge e la legalità.
Ed a ciò vanno aggiunte due intimidazioni molto pesanti: gli incendi di due case rurali di proprietà del padre. Infatti nel novembre 2016 un incendio ha distrutto un fabbricato rurale di modesta entità di proprietà del padre del primo cittadino, sito in una zona molto impervia, in località Conca ginisi, dove c’è anche un pescheto. Nella primavera 2016 ignoti avevano incendiato una casa in campagna sempre di proprietà del padre. Da quel giorno, l’ex  primo cittadino ha vissuto sotto scorta.
Va anche detto che altro episodio minatorio da inquadrare con la vicenda delle demolizioni è dell’aprile 2016 quando gravi minacce vennero fatte alla ditta che stava eseguendo i lavori di demolizione delle ville abusive di Licata. I titolari della ditta Patriarca di Comiso (Ragusa), incaricata ad eseguire le demolizioni delle abitazioni abusive di Torre di Gaffe hanno presentato una denuncia all’autorità giudiziaria di Ragusa.

Ignoti – con una lettera anonima –  hanno minacciato i titolari ‘invitandoli’ a lasciare “al più presto” Licata. La Procura di Ragusa aprì un’inchiesta, coordinata direttamente dal procuratore Carmelo Petralia.
Maria Grazia Brandara, allora commissario straordinario dell’Irsap, già nel luglio 2016, venne minacciata quando ricevette una busta contenente due cartucce da fucile ed una lettera con su scritto ‘Brandara come Antoci’ che è stata ricapitata presso l’Asi, Area di sviluppo industriale di Agrigento.

Ultima modifica: 22 settembre 2017