Proprio così e con  un linguaggio  chiaro, franco e coraggioso,  così come  nei precedenti documenti  di  tipo giuridico-pastorale che stanno  iniettando nelle coscienze una nuovo e più autentico modo   di approccio con quel Dio che ci ha rivelato Gesù Cristo.

Un nuovo approccio con Dio ma anche con l’uomo,  cioè con l’umanità immersa nelle diverse problematiche nei vari settori, da quello psicologico-affettivo-familiare , a quello socio-politico che abbraccia il campo dell’etica  e della stessa economia.

Una spinta pastorale nuova e feconda, questa di Papa Francesco,  di cui la Chiesa aveva  bisogno, per potere meglio e più efficacemente incrociare la sensibilità dell’uomo di oggi e richiamarlo a quei  valori perenni  che si trovano nel messaggio evangelico, per  comunicare agli uomini ed alle donne di oggi quella vera gioia di cui parla Gesù, che dice di essersi incarnato proprio per questo.

Una pastorale nuova che – (c’era umanamente da aspettarselo !) –   incontra un qualche clima di resistenza da parte di una fascia di chierici e laici eccessivamente legati a forme  ecclesiali standardizzate del passato e che, soprattutto  dagli anni del  Concilio Vaticano II (1962-1965) ad oggi, sono state messe in discussione e magari divenute  desuete.

Nella Costituzione Apostolica “Fidei  Depositum” dell’ottobre scorso, Papa Francesco ammoniva che  “la  dottrina non si conserva in naftalina senza farla progredire”.  Perché  spiegava –  “la Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce, perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare”.

Un dinamismo  della “Parola” profeticamente richiamato ed incarnato nell’oggi. E  che  rimanendo fedele ai valori, deve essere pastoralmente calato nell’azione concreta, gradualmente e sapientemente, per accompagnare l’uomo in un percorso di fede e di salvezza, avvinandolo quando più possibile all’ideale.

In questa ottica generale, va inquadrato il nuovo documento di Papa Francesco in forma di “Motu proprio”, che  è una Lettera Apostolica  dal titolo  “Imparare a congedarsi”,  rivolto a chi, laico o soprattutto chierico,  per ragioni di età si deve preparare a lasciare il proprio incarico all’interno della Chiesa, avendo raggiunto se chierico l’età di 75 anni.

Entrando subito  in argomento con una fraterna esortazione,  che ci pare di stampo  davvero quaresimale, Papa Francesco dice: “Chi si prepara a presentare la rinuncia ha bisogno di prepararsi adeguatamente davanti a Dio, spogliandosi dei desideri di potere e della pretesa di essere indispensabile”.

Un’ esortazione  che ci richiama alla conversione quaresimale,   se consideriamo che è  anzitutto  rivolta anzitutto ai titolari di alcuni uffici  della Curia Vaticana di nomina pontificia,  invitati ufficialmente a rinunciare a causa dell’età.

Il Papa parla di un atteggiamento interiore  necessario,  sia quando, per ragioni di età, ci si deve preparare a lasciare il proprio incarico, “sia quando venga chiesto di continuare quel servizio per un periodo più lungo, pur essendo stata raggiunta l’età di settantacinque anni”.

E che Papa Francesco abbia volutamente scelto questo momento quaresimale  per emanare un documento così significativo e  delicato, ci  appare evidente se riflettiamo ancora sulle sue parole in cui espressamente die: “Chi si prepara a presentare la rinuncia ha bisogno di prepararsi adeguatamente davanti a Dio, spogliandosi dei desideri di potere e della pretesa di essere indispensabile. Questo permetterà di attraversare con pace e fiducia tale momento, che altrimenti potrebbe essere doloroso e conflittuale”.

Diego Acquisto

Ultima modifica: 16 febbraio 2018