Chiusura anticipata di ‘Nzolia, la lettera di una residente : costretta a scappare da casa mia!



Tiene ancora banco la vicenda che riguarda il locale ‘Nzolia, nel centro città, investito dall’ordinanza del giudice civile che impone la chiusura a orari prestabiliti e impone il divieto di diffondere musica all’esterno e un limite di tre decibel per la diffusione sonora interna.

Germana Landri, una della ricorrenti della nota controversia giudiziaria che ha visto coinvolto il locale Nzolia, ha scritto una lettera, chiedendo la pubblicazione, per far conoscere la sua opinione sulla vicenda della “chiusura anticipata del locale Nzolia di Agrigento”. Qui di seguito la lettera pubblicata integralmente:

LETTERA APERTA ALLA CITTA’ – Ho aspettato che passassero i giorni caldi della vicenda  per esternare la mia posizione e poiché  non sono “social” né iscritta su Facebook, non condividendolo come mezzo di comunicazione  e ritenendolo uno strumento subdolo e pericoloso  che dà voce senza nessun tipo di controllo e selezione, ho deciso di scrivere questa lettera.

Sono una dei ricorrenti della vicenda  “Nzolia”, ovvero una di quelle persone che per il fatto di “essersi permessa”   di avere fatto valere un proprio diritto nelle aule di un tribunale è stata definita da tanti “invidiosa, “cattiva” addirittura “appestata” tanto da dover essere emarginata dalla società.

Ebbene dico subito che non c’è bisogno che nessuno mi emargini perché oggi come non mai sono io stessa che mi dissocio da questa realtà agrigentina che attraverso una tastiera, senza conoscere lo svolgimento dei fatti,  le persone coinvolte e i danni subiti, ha sputato veleno e soprattutto senza averne i titoli ha confutato la scelta di un giudice che ha emesso un provvedimento non basato su  presunzioni o  considerazioni personali ma soltanto su fatti  ovvero certezze documentali di fronte le quali non poteva fare diversamente dato che il suo ruolo è quello di fare emergere la verità, tutelare la verità e tutelare chi subisce una violazione di legge.

Premesso ciò, preciso che nessuno di noi è ricco, invidioso, cattivo, nessuno di noi ha lo stipendio garantito al mese tantomeno una vita facile e nessuno di noi è contro l’impresa o contro la “movida” io per prima ne ho ampiamente fatto parte.

Ad oggi però mi trovo a vedere la movida sotto un altro aspetto, per molti anni sono stata soltanto un avventore dei locali notturni e non solo, ma da qualche anno, ahimè, sono anche una  residente di una abitazione collocata sopra i locali notturni …

Io per prima non ho risparmiato nessun commento nella simile vicenda accaduta qualche anno fa ad un altrettanto noto locale nei confronti di quei ricorrenti che hanno agito a tal proposito …

Ho pensato che le loro ragioni non fossero tali da giustificare i limiti imposti a quel locale.

Oggi ho chiesto perdono a queste persone per essere stata superficiale,  irrispettosa  del loro dolore, per avere giudicato senza  avere provato sulla mia pelle!!!

(“Un problema non è un problema quando non  è un mio problema).

Provate a immaginare la vostra normale vita, fatta di lavoro, di sacrifici, di alti e bassi, aspettate di poter rientrare nella vostra casa, luogo sacro dove chiuse le porte, si  lascia fuori tutto: preoccupazioni, fatiche, estranei.  La casa è un posto soltanto nostro, dove ti senti libero, che nessuno può violare … E invece no, un imprenditore viene a fare un investimento,  proprio sotto la tua abitazione, fa irruzione come un carro armato nella tua vita non curante di chi già stava in quel luogo (preciso che le nostre case non sono state acquistate adesso ma si tramandano di generazione in generazione e che oggi non potremmo neanche vendere oltre che  per un legame affettivo anche perché  ne è stato leso il valore), diciamoci la verità: “Chi di voi si comprerebbe una casa sopra un locale già super avviato e senza alcuna limitazione di orari?”

Cosa succede da quel giorno in poi? La tua vita cambia, ti vengono imposte nuove regole e soprattutto sei costretta a scappare da casa tua!

Il riposo così come il vivere liberamente nella propria casa sono sacrosanti diritti, non negoziabili e irrinunciabili!!!

Qui non è un problema di mancanza di tolleranza, perché si può essere tolleranti quando c’è  il rispetto di un ragionevole orario di inizio e di fine del disturbo arrecatoti. L’esasperazione  viene fuori quando invece non si sa fino a quando persisterà  quel rumore intollerabile ogni sera della settimana e di ogni stagione.  E a questo punto si diventa colpevoli e quindi passibili di punizione per avere una casa in centro. Ho conosciuto  gente intollerante  per molto meno tipo il classico caso del motorino dell’acqua o del cane che abbaia del vicino. Non è forse vero?

Secondo voi chi apre un locale nell’ambito di una  zona ricca di abitazioni non dovrebbe prima pensare che impronta dare alla propria attività?? Non dovrebbe pensare che la sua realtà debba conciliarsi con quelle già esistenti? Non dovrebbe pensare se quella attività possa disturbare qualcuno?

Nessuno vuole  impedire il divertimento, nessuno vuole danneggiare nessuno, nessuno vuole la “ morte” della città, semplicemente  si chiede di convivere nel giusto e reciproco rispetto così come le regole di una società civile impongono, ed evidentemente questo rispetto non c’è stato, nonostante tutti i tentativi.

E soprattutto nessuno vuole impedire lo sviluppo turistico di questa città e posso confermare che il turismo che veicola attorno la città di Agrigento è prettamente culturale e non discotecaro (lasciatemi passare il termine),  i turisti frequentano questi locali nella primissima serata poi stanchi delle visite di un giorno intero vanno a dormire per poi risvegliarsi presto la mattina seguente! Qui c’è gente che aspira a fare diventare Agrigento come Riccione! E vi ricordo che Agrigento è città d’arte che è stata candidata capitale della “cultura” e non capitale della “movida”.  I servizi che promuovono il turismo sono altri come i giusti collegamenti urbani, le strade pulite e il decoro della città.

Voglio  invitare  alla riflessione, soprattutto quelli che non hanno resistito a bombardare, offendere e fomentare le masse ed inoltre consiglio loro di battersi con la stessa veemenza e ostinazione, mostrata  in questa circostanza, per i problemi più gravi che affliggono la città.

Quello che ad oggi fa sgomento non è la legittima differenza di opinioni, ma la lapidazione virtuale avvenuta che rispecchia la povera società di oggi, dove non si agisce come individui ma come branco, un branco che si schiera senza alcuna valutazione oggettiva a favore della parte che fa più comodo.  

Molte persone ci hanno anche definito frustrati ma ritengo che la frustrazione sia di chi  in questa occasione abbia sfogato le proprie rabbie recondite , scrivendo ciò che la massa voleva sentire,  guadagnandosi nella vita un momento di gloria, notorietà e tanti “followers”…

Siamo anche stati definiti  dei non lavoratori, (magari potessi campare di rendita ). Invece noto con grande dispiacere come  siano molti i disoccupati di questa città che hanno tutto questo tempo da dedicare ai social.

Ci tengo anche a precisare che in questa vicenda non ci sono né vinti né vincitori, è noto infatti che nelle guerre purtroppo ci sono soltanto feriti…

Ringrazio quanti che hanno avuto il coraggio di esprimere il loro giudizio a nostro favore andando controcorrente, “ persone di  grande sensibilità e senso civico”.

E proprio in onore della città di Agrigento, voglio concludere così:

“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.”   (Luigi Pirandello)                                                     

F.to Germana Landri

Ultima modifica: 25 febbraio 2018