Invocata l’efficacia del silenzio per la Cattedrale di Agrigento e soprattutto per la collina sottostante

A tutti i politici, si chiede “silenzio” ed un “mea culpa” per il tempo per qualsiasimotivo, perduto.

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Di Diego Acquisto 
Dopo tante promesse e parole, adesso una marcia silenziosa è in programma per dopodomani 3 novembre, festa liturgica di San Libertino, proto-vescovo di Agrigento per scuotere le coscienze e concentrarsi seriamente sul da farsi.
Una marcia silenziosa per manifestare indignazione e sensibilizzare chi ha compiti di responsabilità a non perdere altro tempo, dopo oltre sei anni di parole vuote e promesse fasulle, a cui si è recentemente aggiunta addirittura la volontà, della Regione Siciliana che “con atti formali, ha posto un punto di sospensione nell’iter per la messa in sicurezza del colle San Gerlando”.

Questa la denuncia gravissima , senza peli sulla lingua, dell’arcivescovo-metropolita card. don Franco Montenegro. Che amareggiato, “con profondo rammarico” subito dopo aggiunge: “Quante promesse! Tanti si sono impegnati però poi, forse, si sono dimenticati. E intanto la Cattedrale scivola!”.
E perciò la marcia silenziosa che subito ad Agrigento ha ricevuto tanti consensi e che vedrà pure tanti gruppi provenienti da tutte le parrocchie dei 43 Comuni dell‘arcidiocesi agrigentina, dato che il problema collina, dove sorge la Cattedrale, e ancora di più la stessa Cattedrale, sono problemi che interessano tutti.

Il desiderio del Pastore della Diocesi pare proprio essere che si mantenga davvero il silenzio e tutta l’attenzione sia davvero concentrata sulla problematica della collina e della Cattedrale, costruita in quel punto, il più alto di Agrigento, da S. Gerlando, negli anni del suo servizio episcopale, che si concluse con la sua morte il 25 febbraio del 1100.

Dopo tutte le chiacchiere e le promesse, anche dei vertici politici più alti, adesso il silenzio, scoraggiando chi in qualsiasi modo volesse comunque infrangerlo. Una marcia cioè che deve restare veramente silenziosa, anche e forse soprattutto perché alla vigilia di un’importante consultazione elettorale, che deve rinnovare gli organi di Governo della nostra isola.
Una decisione, questa del silenzio, che ci sembra indovinata ed in sintonia con la strategia usata da Papa Francesco. Il Quale, ricordiamo, quando si recò a Lampedusa per attenzionare unicamente il problema-migranti, impedì la presenza dei politici agrigentini e non solo,…anche nazionali e regionali, e financo quella degli stessi Vescovi di Sicilia, vivamente pregati di restare nella loro sede di servizio.

Leggiamo in queste ore che allo stesso sindaco di Agrigento Calogero Firetto, che pure si è premurato subito di fare da cassa di risonanza all’invito dell’arcivescovo a partecipare alla marcia, viene pure consigliato di astenersi dal partecipare, con motivazioni su cui sarebbe inopportuno sorvolare e che comunque rischierebbero di rompere il silenzio, con riflessi forse non positivi, dato anche il particolare momento, per la sua stessa persona ; e comunque in chiara rotta collisione con il Francesco non solo di Roma.

A tutti i politici, da Renzi, ad Alfano, a Crocetta ed allo stesso sindaco Firetto, si chiede “silenzio” ed eventualmente un “mea culpa” per il tempo per qualsiasi motivo perduto. Le foto dell’ottobre dello scorso anno, davanti al tempio della Concordia, per il Patto-Sicilia, sono storiche e non possono essere dimenticate.

Sul problema “Collina” e sul problema “Cattedrale”, per quello che comprendiamo, il più grave è il primo, per il quale pare che siamo ancora proprio a zero. Mentre per il problema Cattedrale i lavori per la messa comunque in sicurezza dovrebbero, proprio a breve, iniziare dato che l’Urega ha completato tutto l’iter e si è già in fase d’appalto per ingabbiare con i ritrovati tecnici più adeguati tutta la struttura ed evitarne comunque il crollo, anche se la collina dovesse ancora lentamente continuare a scivolare.

Naturalmente allora tutta l’attenzione si deve subito concentrare sul problema-collina, per arrestare lo scivolamento, con quei progetti e quelle risorse, tante volte sbandierate e poi dimenticate.
Ne è ben consapevole il Parroco della Cattedrale, nonché direttore dell’Ufficio della Curia per i beni culturali, don Giuseppe Pontillo, che si è recato a Palermo, presso gli uffici regionali, decine e decine, se non proprio centinaia di volte per seguire di persona la complessa prassi burocratica, per la quale le casse diocesane hanno speso diverse centinaia di migliaia di euro. Proprio a lui, qualche mese fa, tra le altre domande su tutta la problematica è stata posta questa: “Oltre alla Diocesi, chi si è speso, al momento per salvare la Cattedrale ? ”. Ecco testualmente la risposta: “Privato 100. Pubblico zero. Fatta eccezione per la fase ultima dove Comune ed Urega si sono mobilitati per velocizzare i passaggi, l’unica che ci è stata accanto e ci ha sostenuto – (e non è nemmeno di Agrigento) – è stata Margherita La Rocca. Tutti gli altri, a qualsiasi livello, si sono disinteressati o ci hanno preso in giro”.

Parole che non hanno bisogno di spiegazione ma solo di ripensamento e di un sincero “mea culpa” “a qualsiasi livello”. Ecco allora la necessità della scelta del silenzio nella marcia. Una marcia che irrompe alla vigilia della consultazione elettorale, con un carattere salutarmente penitenziale soprattutto per la politica parolaia, di cui ci si augura che i cittadini, per questi ed altri problemi, vorranno tenere conto, quando, nella cabina elettorale devono scrivere il nome della persona che scelgono per governare.

D’altra parte, lo stesso direttore de L’Amico del Popolo, don Carmelo Petrone, persona mite, moderata e misurata, mi pare che proprio recentemente sul problema ha, inusualmente anche scritto che “non si può tollerare più di essere presi anche per i fondelli”.
Diego Acquisto

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Ultima modifica: 1 novembre 2017