Un cast di grande spessore: Gaetano Aronica e  Vittoria Faro due orgogli agrigentini.

 

Vittoria Faro e  Gaetano Aronica 

-di Calogero Longo-

Vestire gli Ignudi è una commedia di Luigi Pirandello scritta nel 1922, da allora fu rappresentata in tanti teatri italiani arrivando ancora una volta al teatro Pirandello di Agrigento e con meraviglia gradita per lo staff lo scorso 22 dicembre ha ottenuto il pieno sia negli spettacoli mattinieri del 20 che nel serale.

E’ un’ opera di grande forza e attualità: analizza l’importanza dei mezzi di comunicazione di massa, la sofferenza che diventa spettacolo. Un’ indagine profonda che passa attraverso i consueti dubbi pirandelliani sull’ identità: sono ciò che appaio? Sono davvero come gli altri mi vedono o mi immaginano? Il dramma è la storia di chi sentendosi nudo, di per sè  giudicandosi insignificante, si riveste dei panni, fossero pure sporchi e laceri, che gli altri gli fanno indossare; cioè ognuno è un’anima nuda e sente la necessità di rivestirsi di un abito di rispettabilità, di qualità apprezzate dagli altri, per dare un senso alla propria vita e sentirsi concretamente qualcosa.

E’ la storia di Ersilia Drei (Vittoria Faro), che sentendosi niente, per essere qualche cosa, accetta di essere quella che gli altri hanno voluto che fosse. Egli per tutta la sua vita si è sentita un nulla: “Non ho mai avuto”, afferma,“la forza di essere qualche cosa”, è stata sempre come l’hanno voluta gli altri.

Quando era governante in casa del console Grotti (Gaetano Aronica), Ersilia si era fidanzata con il tenente di vascello Franco Laspiga (Fabrizio Milano) che in seguito la lascerà. Il console approfitterà del suo desolato stato d’animo per avere un rapporto sessuale con lei che non si accorgerà che la figlia del console, non più sorvegliata, sale su una sedia e precipita da una terrazza morendo. La madre della bambina scaccerà Ersilia che si ritrova in strada, ossessionata dal rimorso per la morte della bimba, e, quasi per accentuare il ribrezzo che ha di se stessa, si concede al primo passante e quindi decide d’ avvelenarsi.

Ricoverata in ospedale, sicura di morire, vuole lasciare di sè un ricordo romantico meno  disonorevole della realtà da lei vissuta e racconta di essersi avvelenata perchè abbandonata dal suo fidanzato. La sua storia finisce su un giornale suscitando commozione e partecipazione del pubblico alla sua tragedia. Con questa menzogna cerca di crearsi “un abitino decente” per la morte, cioè un’apparenza che gli altri possano accettare e compatire. Sono quindi “gli altri” i nostri temibili giudici, sempre pronti a condannare e a colpire; le loro sentenze implacabili portano Ersilia ad inventare una nuova se stessa, una persona migliore nella morte, come non aveva potuto essere in vita. Sopravvissuta al suicidio, cerca di diventare una donna ideale che aveva immaginato, ma le sue bugie vengono ben presto scoperte: l’ abitino che si era cucito le viene strappato. I suoi amici e i suoi amanti si trasformano di nuovo in giudici severi, che la condannano ad essere quella che lei volle uccidere. Di fronte a una simile prospettiva, Ersilia sceglie ancora una volta il suicidio per rimanere completamente nuda ma senza i vestiti di altri. Dirà rivolgendosi al tenente Laspiga e al console Grotti: “Andate, andatelo a dire, tu a tua moglie, tu alla tua fidanzata, che questa morta -ecco qua- non s’è potuta vestire”.

Il monologo finale è sicuramente il momento più interessante, anche dal punto di vista registico: la protagonista rivolgendosi al pubblico ci confessa le sue colpe e le sue bugie. Le parole di Ersila colpiscono dolorosamente, soprattutto per il merito dell’ interprete Vittoria Faro, che ha reso con grande capacità la drammaticità del personaggio, le sue sfumature e la sua complessità. Ersilia è costretta a morire di nuovo, questa volta nuda e disprezzata, condannata per le sue menzogne.

Ma come sostiene il suo amico scrittore, Ludovico Nota( Andrea Tidona): ” le bugie sono storie; non importa che siano vere, l’importante è che siano belle”.

Lo spettacolo teatrale “Vestire gli  Ignudi” ottenendo un grande successo nella città di Agrigento ha chiuso le celebrazioni del 150esimo anniversario della nascita del grande drammaturgo Luigi Pirandello. La commedia è stata rappresentata da un cast di attori di grande spessore artistico, bravura e professionalità inestimabile e ineguagliabile dal più esperiente come Andrea Tidona e Gaetano Aronica a Stefano Trizzino, Barbara Capucci, Fabrizio Milano e infine la “piccolina”, per età e non per altro, la nuova protagonista, l’agrigentina Vittoria Faro, stella emergente che interpretando Ersilia è riuscita a immedesimarsi nella protagonista trasmettendo la sua inquietudine e malessere interiore sia tramite il canale vocale che somatico. Chi è Vittoria? “E’ una giovane donna della porta accanto dolce, gentile, con il sorriso sulle labbra che insieme a Gaetano e agli altri attori alla fine della rappresentazione sono scesi dal palco salutando calorosamente il pubblico, il quale in delirio continuava ininterrottamente ad appaludire. Quindi non ci resta che augurarci di rivederli presto tra noi in un altro fantastico spettacolo”.

Vestire gli Ignudi – di Luigi Pirandello – Ersilia Drei:Vittoria Faro– Romanziere Ludovico Nota:Andrea Tidona– l’ affittacamere Signora Onoria: Barbara Capucci– Giornalista Alfredo Cantavalle: Stefano Trizzino– Tenente di vascello Franco La Spiga: Fabrizio Milano–  il Console Grotti: Gaetano Aronica– Adattamento e Regia:Gaetano Aronica– scene e costumi:Antonia Petrocelli– disegno luci:Luca Pastore– Assistente alla regia:Riccardo Contrino–Assistente scena e costumi:Francesca Rossetti – Sartoria Farani- Roma

La commedia, diretta da Gaetano Aronica, è il primo spettacolo prodotto nella storia della Fondazione Teatro Pirandello dopo il debutto dello  scorso febbraio andrà  adesso in scena nei teatri italiani. Lo spettacolo infatti circuiterà a Roma al Teatro Palladium partnership Teatro Argentina,Campobasso, L’Aquila, Asti, in tutte le città siciliane e in altre ancora per un totale di oltre 30 rappresentazioni.

Foto e Testo 

Calogero Longo

Ultima modifica: 28 dicembre 2017