Il presidente dell’Enac Vito Riggio ha scritto al presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo riguardo all’ipotesi dell’aeroporto di Agrigento e alle prese di posizione dei rappresentanti delle istituzioni locali. Riggio ricorda che l’ente ha chiesto alle proprie strutture di vagliare un’ipotesi progettuale per un’infrastruttura aeroportuale in quell’area, “tecnicamente idonea e congrua sotto il profilo aeronautico, fatte salve ovviamente le competenze dell’Enav, azienda nazionale per l’assistenza al volo”.
A seguito di questo esame, e’ stata elaborata una relazione da parte della direzione centrale Regolazione aeroporti dell’Enac, relazione poi trasmessa ai competenti uffici del ministero per le Infrastrutture e per i Trasporti per le valutazioni di propria competenza. La legge affida al ministero, d’intesa con i presidenti delle Regioni, la decisione sulla localizzazione di nuovi aeroporti. Per quanto di competenza dell’Enac, l’ipotesi di un aeroporto ad Agrigento puo’ riferirsi a un’infrastruttura di volo di lunghezza massima pari a 1.500 metri e una capacita’ pari a 200 mila passeggeri annui. Tali parametri, viene spiegato, non concedono al progettato aeroporto sostenibilita’ e autosufficienza economica.
Pertanto il presidente dell’Enac, come gia’ aveva sottolineato il 9 ottobre scorso, chiede alla Regione siciliana ed alla Provincia di Agrigento di indicare “in modo chiaro ed inequivocabile con quali fondi intendono assicurare la copertura finanziaria per il progetto in questione”. Vito Riggio conclude la sua lettera esprimendo l’auspicio che si ponga fine “allo stillicidio di vacue dichiarazioni sul tema”, dalle quali viene, “del tutto ingiustamente”, indicato come “nemico della cittadinanza agrigentina”. Piuttosto il presidente dell’Enac dice di attendersi di vedere rispettate le proprie competenze e professionalita’. (AGI)







Si parla di aeroporto virtuale e intanto sulle strade anzi mulattiere si muore.
Un altro morto sulla 640, abbiamo strade che andavano bene nel 1968.
Oggi la 640 la 189 e la 115 sono un roulette russa che lo sappiano Berlusconi e Matteoli.
Dott. Vecchio l’Italia si ferma a Salerno, altro che tendopoli d’orsiana, siamo un popolo abituato a subire passivamente, ma x farci sentire cosa dobbiamo fare andare a Roma e a PAlermo x gridare ai nostri parlamentari che se ne fottono di noi ma gli stessi vengono nominati e eletti alla regione dagli stessi agrigentini “vittime e carnefici” di questo presente e di un futuro ancora + buio.
TENDAMAN e’ proprio “furbo” ! Vuole assurgere agli onori della cronaca protestando per ottenere un aeroporto e non vuole vedere le pecche della sua citta’(chissa’ perche’!).A lui non interessano i disagi terribili dei suoi concittadini poiche’ lui e i suoi compagnucci della parrocchietta non li hanno mai avuti:che gli frega? Sta agli agrigentini farsi finalmente piu’ furbi di lui e mandargli un promemoria:vecchietti che protestano per mura pericolanti,l’acqua che arriva(ma quando e’ partita?) venti volte in sette mesi,strade dissestate,collegamenti fatiscenti,igiene carente,sterpaglie ovunque,alberi(quelli che riescono a resistere)tagliati ,scuole al freddo e al gelo,disoccupazione a livelli massimi….potrei continuare all’infinito,percio’ mettere il coperchio aeroporto su questo sfacelo mi sembra perlomeno ridicolo.Saluti idilliaci da Silvana.
Se leggessimo in chiave manzoniana la vicenda dell’aeroporto di Agrigento troveremmo sicuramente spunti interessanti anche sotto il profilo politico.
Chiederci chi recita in questa vicenda la parte di Don Rodrigo che ordina “questo aeroporto non s’ha da fare” o quella del povero Don Abbondio, per citare solo alcune figure manzoniane,ci aiuterebbe a capire molto di più di tante analisi politologiche o di tante chiacchiere mediatiche.
Ma torniamo alla cruda realtà dei fatti.
E’da vari decenni che alcune lobby si danno il turno a speculare sul progetto di un aeroporto per la provincia di Agrigento.
Si sono spese considerevoli somme per progetti irrealizzabili,si è fatto un po’ di baccano mediatico,si sono spenti i riflettori e tutto è finito lì.
Punto e a capo.
Ma il problema rimane insoluto.
Ma perché, ci chiediamo,una provincia con un vasto bacino d’utenza come la nostra,una città capoluogo con la Valle dei Templi patrimonio dell’Unesco, e non è poco, una provincia che ha 150km di costa e magnifiche spiagge da invidiare,rimane priva del suo principale volano economico?
L’aeroporto costituisce, da sempre,per tutte le realtà territoriali una imprescindibile opera infrastrutturale per dare maggiore impulso alle economie locali e renderle sempre più competitive sul mercato.
E perché non per la nostra?
Quali cause ostative lo impediscono?
Quali Don Rodrigo si mettono di traverso per impedirne la realizzazione?
Capire ciò significa partire con il piede giusto.
Realizzare un aeroporto nella provincia di Agrigento significa prefigurare scenari economici più avanzati, consolidare nuove opportunità occupazionali, aprire nuovi sbocchi di mercato ai soggetti produttivi che operano nella nostra provincia, liberarli dal giogo dei ricatti della politica e della delinquenza organizzata, dal sottosviluppo e dal parassitismo.
Ma ancora una volta assistiamo al prevalere della prepotenza dei Don Rodrigo sulla paura dei tanti Don Abbondio nostrani.
Cosicché tutto rimane immobile, avvolto in un tragico silenzio surreale, il silenzio di una Sicilia che giace “stramazzata” per terra , da secoli, ammazzata dalla lupara dei suoi stessi paladini senza onore.
Ed è in questo sconfortante scenario che bisogna riscoprire un concetto nuovo di popolo che sa alzare la testa, trovando in sé le energie necessarie per affrancarsi dal sottosviluppo morale e materiale e a non abbassarla davanti ai prepotenti di ogni risma e natura.
Se non saremo capaci di fare questo, saremo un popolo senza pane e senza dignità
Agrigento 23/02/2010
Emanuele Pace
Componente Direttivo provinciale CGIL Agrigento
COME VOLEVASI DIMOSTRARE!!!!!
Un’ aeroporto, non è giocattolino tanto per giocarci sopra:
Siate felici che ve la siete cavata col rotto della “cuffia”!
Vossabbenadica a tutti
Lillo Ciulla dalla fredda Germania