A Favara va emergendo una Chiesa “laicale”

A Favara va emergendo una Chiesa “laicale”

Una promettente novità a Favara ! Davvero sembra che vada emergendo una Chiesa “laicale”. Cioè la Chiesa dei laici ( e non come sempre quella del Vescovo e dei preti) che alza la voce contro la mafia; dei laici che per questo impegno antimafia, fanno esplicito riferimento alla loro fede cristiano-cattolica. Ecco il fatto nuovo che la cronaca ha registrato in questi giorni a Favara. Lo ha fatto per primo l’on. Nino Bosco, il più giovane inquilino dell’assemblea regionale, favarese doc e coordinatore provinciale del PDL, che ha tenuto a precisare di considerare il suo battesimo nella Chiesa cattolica il “mandato” più importante della sua vita; lo ha fatto il Sindaco Rosario Manganella, che, notoriamente, proviene da una cultura socio-politica diversa, il quale nel corso del suo breve intervento nella Chiesa del Carmine, in occasione della solenne concelebrazione per il 25° di don Salvatore Zammito, alle presenza dell’arcivescovo Montenegro, ha tenuto a precisare che per questo impegno antimafia, la spinta più importante viene da “un Padre che sta in alto”.

Un impegno ribadito, in questa solenne circostanza dal Sindaco Manganella, reduce da un incontro con il Presidente del Consiglio Comunale, Leonardo Pitruzzella, col quale aveva appena finito di stilare un documento comune, in un comunicato congiunto, nel quale è stata sottolineata la profonda sintonia con gli appelli dell’arcivescovo e dell’arciprete, su questo scottante problema-mafia a Favara.

Un comunicato delle due massime autorità cittadine che vuole segnare davvero una svolta, gridando forte che Favara non è e non vuole essere marchiata come mafiosa. E sempre Manganella e Pitruzzella, in questo senso, ricordano tutte le iniziative da tempo avviate e tuttora in corso, quando scrivono: “La partecipazione attiva, il sostegno, la condivisione delle forme sociali che esprimono il rifiuto della cultura mafiosa e criminale (Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo, Patto della Legalità “Dalla Chiesa”, Festa della Legalità), è solo uno degli aspetti che concretizzano questa scelta”. E la scelta di cui si parla è quella di stare decisamente, “sena se e senza ma”, dalla parte dell’antimafia.

Ricordavamo in un nostro servizio precedente il seme gettato dagli arcipreti del recente passato, Minnella e Gariboli, che nel corso dei tantissimi anni della loro arcipretura, con le loro incisive catechesi hanno profondamente segnato le coscienze. Un seme che in relazione alle nuove situazioni continua adesso, a nostro giudizio, a produrre frutti. Sono state cioè a suo tempo poste le basi solide di una corresponsabilità dei laici, su cui tanto oggi giustamente insiste la nuova pastorale nel 50° del Concilio Vaticano II. Catehesi e sinergia sempre curata e sollecitata con le pubbliche autorità, anche nei periodo di più duro scontro ideologico. E proprio questa sinergia ha prodotto positivi cambiamenti nell’ethos collettivo favarese. Qualcuno dei quali, per esempio, ha interessato temi delicati come l’organizzazione della Settimana Santa, nel percorso delle processioni e negli appuntamenti rituali davanti al Calvario, quando ad essere partecipi sono tutti, praticanti e non, e forse – anche se azzardato – vorrei dire credenti e non.

Ritornando al tema mafia, abbiamo voluto spiegare il senso della vera novità, cioè l’impegno dei laici, di alcuni laici qualificati anche per il ruolo di responsabilità che hanno per mandato popolare; perché questi laici, che per la prima volta intervengono con questo linguaggio, a me pare che possano (o debbano) essere considerati come la punta di un icerberg, che, finalmente, va emergendo. Cioè il segno di tanti altri laici che vogliono pubblicamente manifestare la consapevolezza delle loro fede, di essere e sentirsi chiesa favarese, dove hanno interiorizzato tanti valori dal battesimo ricevuto e /o anche dal solo fatto di esser cresciuti immersi in una realtà socio-religiosa, profondamente impregnata di Vangelo e di cristianesimo. E proprio per questo sentono il dovere, specie nelle attuali circostanze, di alzare la voce.

Una svolta culturale allora ? Una presa di coscienza ? Noi ce lo auguriamo e comunque tutto passerà dal vaglio dei comportamenti concreti, di fronte ad uno stillicidio di illegalità che continua con l’incendio di autovetture e che bisogna trovare il modo di fermare con l’impegno concreto di tutti.

25.06.2012

Diego Acquisto

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