“Quel posto è mio!” Delitto in chiesa
gennaio 16, 2010 by Elio Di Bella
Filed under Cultura e Società, Una città nella memoria
L’orgoglio miete vittime persino là dove non ce lo aspetteremmo davvero. Questa volta infatti la tragedia, (anche questa per futili motivi) che emerge dalle antiche carte dell’Archivio di Stato di Agrigento ha come scenario un luogo che pure gli animi dovrebbe rappacificarli: una chiesa, durante una solenne celebrazione liturgica.
La domenica dell’Epifania del 1862 il contadino Francesco (con un cognome indicato ma poco leggibile nella sentenza) e il diciassettenne Carmelo Bonfissuto sono da poco entrati nella chiesa madre di Licata ed entrambi sono in cerca di un posto libero. Sono entrambi arrivati in ritardo e la ricerca sembra vana, fino a quando…ne avvistano uno in un banco. Carmelo fu più svelto e raggiunse proprio un attimo prima di Francesco la panca, stando a quanto ci dice la sentenza numero 89 della Corte d’Assise di Girgenti ( Archivio di Stato di Agrigento, inventario 10 fascicolo 1). Ma Francesco addusse di aver visto prima quel posto e pretese che il contadino Carmelo si alzasse per lasciarlo a lui. Ne nacque allora una contesa e inevitabilmente la lite finì col disturbare i fedeli e col richiamare l’attenzione dello stesso prete che celebrava. La faccenda degenerò talmente che – attesta la sentenza – i due litiganti “cominciarono a urtarsi” e fu necessario che “ per farli accuitare (acquietare n.d.r.) un terzo si frapponesse e riuscì a quest’ultimo acquietarli mercè uno schiaffo dato a ciascuno “: dovette trattarsi probabilmente di una “persona di rispetto” che aveva evidentemente autorità per intervenire in tal modo e così platealmente. Ma la faccenda del posto conteso andò ben oltre. Infatti, continua la sentenza, “ terminata la messa…sulla porta della Chiesa erasi portati i due litiganti “ che ripresero l’animata discussione sul diritto ad occupare quel posto. L’alterco divenne sempre più violento e dinanzi ai fedeli che ancora sostavano dinanzi alla chiesa e inutilmente cercavano di riportare alla ragione i due giovani. Improvvisamente scoppia la tragedia: Carmelo “impugnando un coltello lo dirige contro Francesco, che irroga due ferite, una nella parte posteriore dell’inguine sinistro penetrando in cavità e l’altra nel terzo superiore della coscia medesima…l’offeso quaranta giorni dopo moriva”.
I giudici della Corte di Assise di Girgenti sentiti i molti testimoni e considerando la giovane età dell’omicida con sentenza del primo luglio 1864 lo condannarono a sette anni di prigione. Ma costui era ormai latitante.
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